Parrocchia Santa Maria del Principio


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La voce del parroco

Carissimi la Quaresima, ormai alle porte, si presenta puntualmente ogni anno come un tempo di grazia attraverso il quale ci ha dato di prepararci convenientemente alle feste Pasquali, o meglio, a celebrare il mistero principale della nostra fede, Cristo che muore e risorge per noi. La Liturgia racchiude questo tempo di quaranta giorni tra due segni: la cenere e l'acqua. L'una in testa l'altra ai piedi per ricordarci la morte e la vita, ovvero la conversione. Convertiti e credi al Vangelo", questa è una delle formule che accompagnano l'imposizione delle ceneri e l'atteggiamento di chi si converte lo porta a percorrere un cammino che dalla morte, ovvero dalla personale situazione di peccato, lo porta alla vita, ovvero verso l'Altro (Dio) presente nel prossimo, al quale siamo invitati a prestare servizio. Ecco il significato dell'acqua, fonte di vita, che però è versata sui piedi, e come sappiamo, il gesto esprime lo stile del servizio, tipico dello schiavo. E Gesù, nell'ultima cena, indossa il grembiale dello schiavo per lavare i piedi a Pietro! È un servizio che richiede l'annientamento di se stesso, del proprio orgoglio, del proprio egoismo, che solo apparentemente sembra che ci permettano di vivere, ma in realtà ci uccidono relegandoci nella solitudine e nell'isolamento, lontano da Dio e dal prossimo. Mettersi a servizio del prossimo significa far sì che la mia vita viva in lui e che diventi preziosa per l'Altro. Dobbiamo arrivare a vivere lo stile di vita cristiano, la cui prospettiva tende verso l'altro, sacramento dell'Altro, ovvero il prossimo che è presenza di Dio. Per arrivare a vivere come Gesù ci insegna, è necessario che prima accogliamo Lui nella nostra vita. È opportuno ricordare che le ceneri utilizzate nella liturgia del mercoledì provengono dai rami d'ulivo della Domenica delle Palme dell'anno precedente, che vengono bruciati e conservati per essere usati in questa occasione. Questa cenere in testa allora ci permette di riflettere sul fatto che un vero cammino di conversione inizia soltanto se io sono disposto a mettere da parte me stesso per accogliere Gesù nella mia vita, cominciando dalla mia testa, ovvero dal mio modo di pensare, di guardare, di leggere la mia storia personale e quella universale. Per iniziare un sincero cammino di conversione, di cui possa vedere concretamente l'efficacia nella mia vita, debbo dispormi interiormente sulla lunghezza d'onda di Cristo: pensare come Lui, guardare me e gli altri come Lui, leggere e interpretare la storia come Lui, ricordando che proprio la storia che vivo e che vivo insieme agli altri fratelli sparsi nel mondo è il luogo in cui si attua e si compie la Salvezza. Per aiutarci ad accogliere Gesù la Chiesa propone, su ispirazione del Vangelo, la pratica penitenziale, possibile attraverso il digiuno, la preghiera e l'elemosina. Questo stile di vita penitente non appartiene solo ai tempi antichi ma è alquanto utile anche nel tempo che viviamo poiché ci permette non solo di sgomberare il cuore dalle cose superflue, ma anche di impiegare il nostro tempo in modo da non sprecarlo, considerandolo come dono prezioso e come luogo per rendere concreto il nostro servizio a Dio attraverso il prossimo. Onde evitare che il digiuno si riduca a una semplice dieta, o che la preghiera rimanga una ripetitiva formulazione di parole scritte, o che l'elemosina si riduca semplicemente a un dare qualcosa del nostro superfluo all'altro, è necessario che ci disponiamo interiormente affinché il tutto sia vissuto non solo esteriormente ma coinvolgendo il nostro cuore e quindi tutta la nostra persona, ovvero pensieri, parole, opere. Tutta la nostra esistenza è coinvolta; infatti la penitenza non è tanto la pratica di gesti esteriori ma uno stile di vita che si ispira al Vangelo e vive l'essenziale…il "di più" è la casa del Maligno!

Buon Cammino!




A cura dei giovani della parrocchia | santamariadelprincipio@alice.it

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